democrazia-popolare

La definizione del termine “politica” e di “cosa significa fare politica” è stata al centro di numerosi dibattiti nel corso della storia. Nel testo che leggerete ho deciso di non avvalermi delle riflessioni di scrittori o filosofi del passato quali Aristotele, Tommaso D’Aquino e T.Hobbes, che sul tema hanno ampiamente dibattuto, ma di interpellare la cittadinanza.

Prima di esprimere la mia opinione in merito, ritengo opportuno mettere in evidenza le considerazioni più interessanti che alcuni cittadini mi hanno inviato in risposta alla mia domanda sul significato statico e dinamico del termine “politica”:  

«Per me fare politica è semplicemente partecipare con impegno in prima persona alla vita pubblica».

 

«Fare politica significa mettersi al servizio degli altri disinteressatamente, senza altro scopo personale o di ricerca di visibilità o guadagno».

 

«Per me politica è mettersi al servizio della propria comunità, con l’intento di promuovere la giustizia sociale. Avvalersi della propria professionalità, competenze e aspirazioni per perseguire l’equità e l’uguaglianza tra gli esseri umani, nel pieno rispetto delle diversità di ognuno».

 

«Fare politica significa interessarsi di tutti i problemi del popolo e attivarsi per risolverli al meglio e per il bene collettivo dando un indirizzo alle varie attività: politica interna, estera, economia, finanza, sanità, istruzione, trasporti ecc. ».

 

«Alla tua domanda non posso che rispondere con una frase di Gaber: libertà è partecipazione. In queste due parole si racchiude ciò che mi ha sempre spinto a fare politica. Se si vuole essere liberi è necessario partecipare e incidere nello sviluppo della nostra società. Lo considero un dovere verso me stesso, la mia famiglia e verso chi ci ha donato la democrazia».

 

«La politica per me è il raggiungimento della mia felicità, nel senso che sarò veramente felice quando anche chi mi sta intorno lo è. Perciò il mio impegno nel sociale è finalizzato al raggiungimento di questo obiettivo, nel rispetto delle regole e della giustizia».

 

«Politica è il governo della polis, della comunità. Implica che il governante recepisca i desiderata della comunità e lavori per trasformare questi desideri in realtà, in realizzazioni concrete. Occorre ed è necessaria una rivoluzione culturale. Occorre passare dall’oggi, dove si fa carriera per appartenenza(a un partito, gruppo di potere o di opinione), a quello che è indispensabile: il merito! Si deve applicare la meritocrazia. Essa è indispensabile per far ripartire l’Italia intera».

 

«Come forse saprai il Devoto-Oli definisce la politica “scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”.Io preferisco definirla “l’organizzazione dei mezzi per raggiungere un fine”.
Per me la politica non riguarda solo chi gestisce la cosa pubblica, essendo delegato a governare la polis, ma ogni componente della polis stessa, che deve essere cosciente che col suo agire quotidiano nel privato influisce sulla società».

 

«Per me fare politica è altruismo, forte senso civico, etica, spirito di collaborazione. È ricerca del bello, aiuto del prossimo, è uno sguardo rivolto al futuro con i piedi saldamente a terra».

 

«Per me fare politica dovrebbe essere trasparenza, solidarietà e altruismo. Coerenza tra il dire e il fare. Unire persone provenienti da esperienze politiche diverse attorno a un’idea».

L’età delle persone che mi hanno dato queste risposte va dai 35 ai 75 anni circa. I cittadini con età inferiore mi hanno dato per la maggior parte risposte di sfiducia nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con politica e istituzioni. Il motivo principale di questa sfiducia va ricercato, molto probabilmente, nel modo in cui è stata interpretata la politica nell’ultimo ventennio. Questo ha fatto perdere ai giovani la percezione del significato reale del termine.

Per quanto mi riguarda, credo che fare politica significa raccogliere le istanze dei cittadini e prestare un servizio a questi ultimi attraverso un’azione politica. Il concetto di azione politica risiede nella ricerca della soluzione di un problema posto dalla cittadinanza o individuato autonomamente dal politico-cittadino. Non è vero che il buon amministratore deve essere onnisciente e deve avere la verità in tasca. Le caratteristiche principali del buon amministratore dovrebbero essere l’umiltà e l’onestà intellettuale, l’umiltà di ascoltare e l’onestà intellettuale di dire sempre la verità. Dunque, chi dice che fare politica significa solo imporre una linea, a mio avviso, ha sbagliato mestiere. La politica non è quella che si vede nelle aule del Parlamento o dei Consigli comunali, quello è solo dibattito politico guidato da strategie di comunicazione. La politica, quella vera, si fa attraverso un’azione parallela dentro e fuori dal Comune.

In sintesi:

1)Che cosa vuole o vorrebbe il cittadino?

2)Quali soluzioni possono essere attuate per raggiungere questi desiderata?

3)Le soluzioni possono essere A, B o C.

4)Qui entra in gioco la linea politica: scelgo A, B o C.

5)Ma come scelgo? Non posso far contenti tutti, cerco di scegliere la linea che, in base al sentore comune individuato dal censimento dei desiderata, risulta quella preferibile, sempre nei limiti imposti dalle leggi. È qui che sta la bravura del politico, nella capacità di individuare cosa vuole la cittadinanza. Ci sono due profili di politico di successo a mio avviso: il grande statista e l’empatico. Ad entrambi, però, non può mancare la leadership.

La politica dovrebbe seguire, quindi, una logica semplice, quella del servizio. Punto. Il resto appartiene a chi agisce esclusivamente per scopi personali, a chi per anni ha pensato solo a se stesso e ha lasciato il paese in uno stato pietoso, a chi è bene che taccia e cambi prospettive di vita, perché fare politica è veramente un’altra cosa. 

 

Giancarlo Capriglia

 

 

 

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